Diciottesima Domenica fra l'anno

Posted by Padre Eugenio Cavallari on 30 July 2016

verdeCercate le cose di lassù, dove si trova Cristo.

Letture: Qoèlet 1,2.2,21‑23; Colossesi 3,1-6.9-11; Luca 12, 13‑21.

1 ‑ Vanità delle vanità ‑ L'antico saggio d'Israele si pone l’eterna domanda sul valore della vita: ‘Che profitto c'è per l'uomo in tutta la sua fatica’? E ragiona così da vero uomo pragmatico: ‘Se tutti i giorni della vita trascorrono tra fatiche e continue preoccupazioni, se ciò che è stato messo insieme lo si deve lasciare ad altri, allora tutto è vanità e sventura’. Come dire: non vale proprio la pena di vivere! È la filosofia tipica di coloro che vivono solo ed esclusivamente per le cose della terra, senza una prospettiva ultraterrena. Oggi si direbbe: è la visione laica della vita e della morte. Troppo poco…

2 ‑ Cercate le cose di lassù ‑ L'invito di Paolo, il geniale ‘maestro Qoelet’ del Nuovo Testamento, è espresso invece in termini drastici e ben diversi: ‘Se siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù, dove si trova Cristo assiso alla destra di Dio; pensate alle cose di lassù, non a quelle della terra. Voi infatti siete morti e la vostra vita è ormai nascosta con Cristo in Dio’! Qui è proposto un tipo d’uomo davvero straordinario ‘che si rinnova, per una piena conoscenza, ad immagine del suo Creatore’. La conclusione è ovvia: ‘Mortificate quella parte di voi che appartiene alla terra: fornicazione, impurità, passioni, desideri cattivi e quella avarizia insaziabile che è idolatria’. Dunque, esiste un’etica ( si fa per dire) che nasce da una visione puramente terrenistica, ma c’è un etica che nasce da una visione esplosiva delle cose celesti ed eterne. La prima subisce la morte, la seconda la riscatta con la risurrezione.

3 ‑ Attenzione -  La parabola del Vangelo raccoglie il ragionamento dell'uomo ‘stolto’, che pensa solo ad aumentare il profitto e a godersela sulla terra, senza alcun vero ideale nei valori eterni. Egli non riflette soprattutto al fatto della morte, con quel che può seguire: il giudizio di Dio sulla sua esistenza, il premio celeste o la condanna eterna... Gesù ci ammonisce senza sconti: ’Guardatevi e tenetevi lontano da ogni cupidigia, perché anche se uno è nell’abbondanza, la sua vita non dipende dai suoi beni’. I1 senso del discorso evangelico non è quello di gettare sconforto o demotivare la vita, ma di impostare in modo del tutto diverso e veramente motivato il nostro stile di vita: ‘Così è di chi accumula tesori per sé, e non arricchisce davanti a Dio’.

4 ‑ La morte ‑ Per molti rimane un argomento‑tabù, di cui è assolutamente vietato parlare. Eppure la morte c'è! Tanto vale allora parlarne in una prospettiva positiva e, soprattutto, cristiana. Ecco alcuni punti di riferimento certi. La morte è del tutto inevitabile ed è il fatto più importante della vita; essa non è la fine della vita ma l'inizio della vita eterna. La morte è il momento culminante e definitivo, che coincide con il giudizio divino sulla vita dei singoli uomini. Essa è una dolce e saggia sorella, che ci accompagna e conforta nei momenti difficili della vita, dando un senso compiuto alle singole azioni nel presente e per il futuro. Ci prepariamo infatti ad affrontare, non il giudizio degli uomini, ma quello infinitamente giusto e misericordioso di Dio. ‘Nella nostra buona volontà – dice Agostino –  è la nostra pace’.

5 – Non si può capire la vita se non di fronte alla morte -  C’è infatti una sola vita e non possiamo assolutamente permetterci il lusso di buttarla via, in parte o in tutto. Il pensiero sereno della morte ci ‘costringe’ a utilizzare nel modo migliore il tempo a disposizione e i doni che il Signore ci ha fatti. Viviamo allora ‘come se la nostra vita ci venisse richiesta questa stessa notte’! Non si può vivere bene ignorando la morte, ma tenendola sempre presente.

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