Quarta Domenica di Pasqua

Posted by Padre Eugenio Cavallari on 16 April 2016

gialloLe mie pecore ascoltano la mia voce, io le conosco ed esse mi seguono. Io do loro la vita eterna    

Letture: Atti 13,14.43‑52; Apocalisse 7,9.14‑17; Giovanni 10,27‑30

1 ‑ Il buon Pastore ‑ Gesù è colui che ha la missione di ‘pascere’ tutti gli uomini, cioè di salvarli dal male: li nutre a forza di verità e di amore, li raduna in una sola famiglia e li guida alla vita eterna. Chi sono le pecore di Gesù? Dice Agostino: ‘Le sue pecore sono quelli che credono, che seguono il loro pastore, che non disprezzano il loro redentore, che entrano per la porta e ne escono trovando il pascolo della verità e partecipano alla vita eterna’. In questo assomigliano già a Lui, l’agnello immolato per salvare il mondo, secondo le parole di Giovanni Battista: ‘Ecco l’Agnello di Dio, che toglie portando su di sé il peccato del mondo’.

2 ‑ I suoi pastori ‑ In questo compito di salvare le anime, Cristo risorto si fa visibilmente presente anche attraverso gli uomini, che ha costituito pastori‑con‑lui: il papa, i vescovi, i sacerdoti. Ma anche ogni cristiano deve sentirsi in qualche modo pastore degli altri, cioè responsabile della loro vita e salvezza. Nella misura in cui ciascuno è buon pastore di se stesso, è capace di guidare anche gli altri. Non si tratta di comandare, ma di servire; e neppure di saper parlare, ma di dare buon esempio. Oggi la Chiesa invita esplicitamente e individualmente tutti i laici - cioè i non sacerdoti o consacrati - a collaborare attivamente con i propri pastori in tutti i campi dell’apostolato e secondo la propria funzione: la catechesi, la scuola, le famiglie, il mondo del lavoro, la politica, l’assistenza ai poveri e agli ammalati, le emergenze sociali, le missioni...

3 ‑ La vocazione ‑ Chi accoglie veramente Cristo e accetta il suo modello di vita avverte l'esigenza di dire il suo ‘sì’ incondizionato all’invito del Signore di seguirlo nella stessa missione. Questa vocazione o chiamata è già implicita nel dono della vita e si esplicita con il battesimo: essa consiste nel servire con lo stesso amore totale di Cristo gli altri. Non ha certo la stoffa del chiamato chi fa professione di egoismo e di individualismo. Oggi sono ancora troppi i posti vuoti, che rallentano e paralizzano l’azione della Chiesa nel mondo. L’educazione cristiana, che inizia in famiglia, deve sensibilizzare i ragazzi e i giovani su questo punto fondamentale fin dai primi anni di vita. Agostino al riguardo ha inventato una formula felice: ‘Tutti pecore nell’unica Pecora, per diventare tutti pastori nell’unico Pastore’.

4 - Provvedere a1 futuro ‑ Le vocazioni allo stato sacerdotale e di speciale consacrazione possono nascere solo in una famiglia e in una comunità cristiana, che vivono profondamente la fede in Gesù e nella vita cristiana. Ogni vocazione è il frutto di un lungo cammino di fede. La mentalità corrente purtroppo insidia una scelta di questo tipo nei giovani, che sono naturalmente generosi. Ora è assurdo pensare che essi scelgano questa strada solo per ‘rinunziare’ alla vita terrena, come è assurdo impostare la propria vita solo su valori personali e terreni. Infatti si può solo rinunziare a qualcosa di importante per ottenere il tutto! Diceva Giovanni Paolo II: ‘Non deve esistere nessun timore nel proporre direttamente ad una persona giovane o meno giovane le chiamate del Signore. È un atto di stima e di fiducia. Può essere un momento di luce e di grazia’. Il futuro del mondo e della Chiesa è legato indissolubilmente alla risposta generosa che subito ‑ senza differire oltre ‑ sapremo dare all'invito del Signore: ‘Eccomi, Signore, chiama me’!

5 – Due pensieri convergenti - S. Giovanni Bosco soleva dire che il Signore dona la vocazione al sacerdozio e alla vita consacrata all’ottanta per cento dei ragazzi, mentre il gesuita e teologo francese del secolo scorso, il Card. Billot, ha scritto che l’ottanta per cento degli uomini vive… senza l’uso di ragione. La situazione attuale del mondo dà ragione o torto a questi due pensieri estremi?

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