Sedicesima Domenica fra l'anno

Posted by Padre Eugenio Cavallari on 22 July 2017

verdeLasciate che l’uno e l’altra crescano insieme fino alla mietitura

Letture: Sapienza  12, 13.16‑19;  Romani  8, 26‑27;  Matteo  13,  24‑43.

1 ‑ Il metodo divino ‑ Il conflitto tra fede e ragione, tipico di ogni esperienza religiosa, non è tanto dovuto alla insondabile profondità dei misteri rivelati quanto alla irriducibile diffe­renza fra il metodo di Dio e il nostro metodo: ‘I miei pensie­ri non sono i vostri pensieri’. Il conflitto emerge soprattutto a proposi­to di alcuni problemi critico-etici: il male, il dolore, la morte, il comportamento di Dio con i buoni e i cattivi, il conflitto fra legge di Dio e libertà umana,  fra giustizia e misericordia.

2 ‑ La soluzione ‑ Essa si trova nella lettura odierna della Sapienza: a) Dio cura talmente tutte le cose, che non deve difendersi dall'accusa di giudice ingiusto, b) l’onnipotenza di Dio è principio di giustizia, c) il dominio universale di Dio spiega la sua indulgenza, d) Dio interviene con forza quando l'insolenza umana vuole so­stituirsi alla sua onnipotenza: ‘Con tale modo di agire hai insegnato al tuo popolo che il giu­sto deve amare gli uomini, inoltre hai reso i tuoi figli pieni di dolce speranza perché tu concedi dopo i peccati la possibilità di pentirsi’.

3 - Il grano e la zizzania ‑ Questa parabola ci spiega perché Dio tollera il male nel mondo: ‘Lasciate che crescano insieme’. Si direbbe che il bene e il male devono comportarsi da fratelli. In effetti, Dio sa produrre il bene anche dal male; e poi la convivenza fa bene ad ambedue: i buoni costituiscono uno stimo­lo salutare per i cattivi , mentre i cattivi sfidano continuamente i buoni a dare il meglio di sé. D'altra parte, l'unico motivo per cui Dio tollera il male e i cattivi è perché anch’essi sono costretti (e Satana lo è in prima persona) a collaborare al progetto divino della salvezza. Questa parabola infine è fondamentale per capire la Chiesa: convivenza di bene e di male, non circolo chiuso per gli eletti e i perfetti.

4 ‑ Il chicco di senape ‑ Il bene è il chicco più piccolo, destinato a diventare l'albero più grande. Non facciamo mai l'errore madornale di misurare il bene con criteri di grandezza umani: il bene, per quanto piccolo sia, ha in sé qualcosa di infinito, di indistruttibile. Quindi, anche un bic­chiere d'acqua, dato per amor di Dio, ha una efficacia incalco­labile. Soprattutto per gli effetti benefici in chi lo compie. Un gesto di bontà pesa più di tutto l'odio della terra!

5 ‑ Il lievito ‑ Il bene è anche fermento buono, che deve essere nascosto nella massa per trasformarla in sé. Basta una misura minima, un pizzico, che però ha il potere di far lie­vitare tutta la realtà. Chi è, in fondo, i1 lievito divino?  E’ lo Spirito Santo, il quale suscita nel cuore dell’uomo i desideri di Dio e li trasforma in una vita di qualità divina e trinitaria. Lievito buono deve essere anche ogni credente, ogni uomo di buo­na volontà, ogni onesto, i quali animano con l'esempio il loro ambiente di vita.

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