Terza Domenica di Quaresima

Posted by Padre Eugenio Cavallari on 17 March 2017

violaChi beve dell'acqua che io gli darò, non avrà mai più sete

Letture: Esodo  17, 3‑7; Romani  5,1. 2,5‑8;  Giovanni  4, 5‑42

1 ‑ La samaritana – Gesù incontra una donna samaritana, venuta al pozzo di Sicar per attingere acqua. Essa aveva avuto cinque mariti e ora conviveva con un uomo che non era suo sposo. Gesù chiede da bere proprio a lei, dimostrando subito di essere venuto per salvare prima di tutto i peccatori incalliti, travolti dal male, e ad abolire ogni distin­zione fra ebrei e il resto del mondo: ‘Come mai tu, che sei giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana’? Al termine del breve soggiorno di Gesù in Samaria, anche gli abitanti della città esclamano: ‘Noi adesso crediamo perché abbiamo udito e sappiamo che tu sei il salva­tore del mondo’. Oggi vorremmo vedere anche noi questo spettacolo nella Samaria del mondo moderno: i laici, materialisti e atei, toccano con mano la misericordia e bontà di Dio!

2 ‑ L'acqua viva – L’incontro si svolge sul mezzogiorno davanti a un pozzo, poco fuori della città. Esso è simbolo del cuore umano: pozzo vivo e insondabile, cui attinge la sete spirituale di ogni uomo. Il perché è presto detto: l'uomo è assetato di Dio e Dio è ancor più assetato dell'uomo. Gesù un giorno, sempre sul mezzogiorno, griderà dalla croce: ‘Ho sete’! Purtroppo l'acqua che attingeva la samaritana, che rappresenta la felicità di questa terra e di tutte le creature, non varrà mai a placare la sete di infinito che è nel cuore dell'uomo. Per questo Gesù  griderà in altra occasione: ‘Se qualcu­no ha sete, venga a me e beva chi crede in me; dal suo seno sgorgheranno fiumi di acqua viva. Questo disse riferendosi allo Spirito Santo che avrebbero ricevuto i credenti in lui. Infatti non c'era ancora lo Spirito, perché Gesù non era stato ancora glorificato' (Gv. 7, 37). Oggi Dio chiede anche a noi da bere, ma per estinguere la nostra sete. Lo fa in nome di Dio e di ogni uomo, bisognoso di aiuto e di amore. Bevendo la sua ‘acqua’, cioè l’amore, ci fa diventare sorgenti di amore per tutti.

3 ‑ Il cibo vero –  Gesù dice ancora alla samaritana: ‘Mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato e compiere la sua opera’. Ecco la differenza fra il cibo vero e i surrogati, che non nutrono: o faccio la mia volontà o faccio mia la volontà di Dio. Il problema della felicità si risolve accogliendo sem­pre la volontà di Dio. Essa mi porta a dare un taglio ben diver­so alle  singole azioni, indirizzando la mia vita verso tutti. Premettiamo sempre questa intenzione: ‘Tutto per amore di Dio e per il bene dell’umanità’.

4 ‑ I veri adoratori – ‘È giunto il momento, ed è questo, in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità’ (Vangelo). Il testo si può intendere in due modi: a) i veri adoratori onorano Dio nel loro cuore e con retta coscienza: non curano l’immagine esterna ma il proprio intimo perché fanno esperienza diretta della verità di Dio e lo amano con tutte le forze. Con l’apostolo Paolo ringraziamo Dio perché ci ha rive­lato questo mistero di grazia e misericordia: ‘Mentre eravamo peccatori, Cristo morì per gli empi. Così l'amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito’; 2) i veri adoratori adorano Dio nelle tre persone divine: il Padre nello Spirito Santo e nel Verbo della verità.

5 ‑ La messe è pronta – ‘Levate i vostri occhi e guardate i campi che biondeggiano già per la mietitura’. Il tempo della semina ­si è concluso con la nascita di Gesù Cristo. Egli con la sua morte e risurrezione è ormai diventato messe, pronta per divenire pane di vita eterna: finisce in croce perché anche noi ­possiamo rivivere con Lui una nuova vita. Oggi subentriamo noi a Cristo, agli apostoli e ai cristiani delle generazioni passate, che ci hanno insegnato a credere e trasmesso in eredità la loro vita santa, il loro martirio: ‘lo vi ho inviati a mietere ciò che voi non avete lavorato, altri hanno lavorato e voi siete subentrati nel loro lavoro’. Sta per iniziare un lavoro enorme per il futuro del mondo: c’è posto anche per me.

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