Terza Domenica di Quaresima

Posted by Padre Eugenio Cavallari on 23 March 2019

violaSe non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo

Letture: Esodo 3,1 8a.13 15; 1 Corinzi 10, 1-6.10 12; Luca 13,1 9.

1 - Il roveto ardente - La Quaresima ci porta come Mosè a un passo da Dio. Nella nostra coscienza o nel cuore, divenuto il nostro roveto ardente, siamo sempre a tu per tu con la santità divina del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Anche noi ci sentiamo come Mosè veramente piccoli di fronte all'Io sono-Colui che sono; ma al tempo stesso siamo commossi e vinti di fronte a tanta benevolenza di Colui che si china su di noi: ‘Togliti i sandali dai piedi, perché il luogo sul quale stai è una terra santa’. Questa terra santa è proprio il nostro cuore, ove Dio si compiace di abitare per sempre come nel suo tempio santo. Prendiamo allora coscienza che l'amore di Dio è stato diffuso nei nostri cuori per trasformarci in qualcosa di divinamente santo. Questo amore, come il fuoco del roveto ardente, brucia senza estinguersi mai più. Il legno della croce non cesserà mai più di ardere!

2 - La conversione - Il termine greco equivalente è 'metànoia', che significa letteralmente: cambiamento così radicale di vita, che la mente umana non può neppure concepirlo. Questo processo di conversione – secondo Agostino - include quattro momenti fondamentali: distaccarci dalle creature, entrare in se stessi, uscire da se stessi, volgersi verso Dio: ‘Torna a te; ma non restare in te stesso, bensì vòlgiti verso l’alto. Restituisci te stesso a Colui che ti ha creato e ti ha redento, dopo che tu gli avevi voltato le spalle. Torna a te e muovi verso Lui’ (Discorso 330, 3). Devo entrare in me stesso per essere veramente me stesso, cioè diventare un uomo autentico; poi devo volgermi a Dio per diventare il più possibile come Lui. Infatti il nome di ‘cristiano’ dice Cristo: ‘Rallegriamoci e ringraziamo Dio perché non solo siamo diventati cristiani, ma Cristo stesso. Capite, fratelli? Stupite e gioite: siamo diventati Cristo!’ (Agostino, Comm. Vang. Giov. 21,8). La conversione è diventare effettivamente come Gesù. Ora, il vero problema è proprio qui: riuscire a cambiare la testa e il cuore della gente perché pensi e agisca alla maniera di Dio. Certe cose non si faranno mai perché non siamo neppure capaci di immaginarle… Il cristianesimo quindi insiste giustamente sulla conversione interiore della mente e del cuore, come fatto pregiudiziale per un reale cambiamento della condotta umana e delle condizioni di vita nel mondo. Non bastano le 'riforme di struttura' e, tanto meno, la pena di morte a risolvere le situazioni negative. Dobbiamo cambiare l'uomo dal di dentro!

3 - Dove andare - La conversione allora non si esaurisce nel togliere i difetti, ma consiste nel cambiamento di direzione per dare un senso compiuto alla vita o, quantomeno, nell'accelerazione del cammino, nell'intensificazione dell'impegno. Le conseguenze devastanti del male – quali: i fatti della droga, del terrorismo, della corruzione e della delinquenza organizzata - sono lo scotto salato che tutta la comunità paga per aver eluso questo discorso pregiudiziale. Si direbbe che la conversione evangelica, prima ancora del cuore, tocca da vicino la nostra salute e le nostre tasche…

4 - Che cosa fare – Intanto, non pensiamo più che non ci sia nulla da fare o che la colpa sia tutta degli altri. Un mio piccolissimo gesto può significare una vita nuova per tutto il mondo. Quindi ciascuno deve fare il primo passo per sbloccare la situazione in se stesso: questo significa dimostrare fiducia negli altri e, più ancora, in se stessi! Ecco il primo passo: riuscire a salutare nuovamente una certa persona, riallacciare relazioni nel proprio ambiente, guardare in fondo al proprio cuore, decidersi ad una confessione generale.

5 Portare frutti La breve parabola del fico chiarisce il risultato della conversione: la nostra vita deve portare frutti di bene per tutti. Ecco alcuni obiettivi: passare dall'egoismo all'amore, da una concezione di vita materialistica e istintiva ad un'altra più cosciente, libera e responsabile; dare una vera ragione di vita alle nostre giornate, in una prospettiva di eternità e di universalità.

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