Trentaduesima Domenica fra l'Anno

Posted by Padre Eugenio Cavallari on 8 November 2013

verdeIl Signore diriga i vostri cuori nell'amore di Dio e nella pazienza di Cristo    

Letture: 2 Maccabei 7,1 2.9 14; II Tessalonicesi 2,15 3-5; Luca 20,27.                      

1 - I sette fratelli - Il racconto biblico del martirio dei Maccabei contiene la più bella testimonianza di fede e di speranza ‘cristiane’ nella risurrezione finale del corpo, nel giudizio di Dio, nella vita eterna: ‘È bello morire a causa degli uomini, per attendere da Dio l'adempimento delle speranze di essere da lui risuscitati di nuovo, ma per te la risurrezione non sarà per la vita’!

2 - I laici Sadducei - Pongono una domanda molto furba a Gesù: ‘A proposito: in cielo si è sposati o no’? Risposta: ‘I figli di questo mondo prendono moglie e marito, ma coloro che sono giudicati degni dell'altro mondo e della risurrezione dai morti, non prendono né moglie né marito, e nemmeno possono morire più, perché sono uguali agli angeli e, essendo figli della risurrezione, sono figli di Dio’. Tutto ciò che è materiale sarà assunto nella nuova dimensione spirituale dell’eternità: un nuovo corpo, una nuovo matrimonio, una nuova famiglia, in cui Dio sarà tutto in tutti.

3 - Dio dei vivi e non dei morti - Insomma, Dio non distrugge nulla della sua creazione e, al momento giusto, rinnoverà ogni cosa nella risurrezione finale. Anche il nostro corpo si riunirà all'anima, come tutti gli spiriti saranno riuniti nell'Amore di Dio. Questo sarà il nuovo matrimonio della vita eterna! Esso costituisce il frutto finale della risurrezione di Cristo: ‘Io sono la risurrezione e la vita, chi crede in me non morirà in eterno’.

4 - La pazienza di Cristo - L'espressione di S.Paolo è pregnante e molto suggestiva. Cristo è la pazienza di Dio che, senza fretta ma senza soste, porta tutta la creazione alla perfezione finale. Cristo è la pazienza dell'uomo che si risolleva sempre dal male e dal limite esistenziale o storico, che non si dà mai per vinto - dài! riprovaci! -, che ‘tende le mani dei propri desideri verso l'infinito’ (S. Agostino).

5 - Un gioco d'azzardo? - La nostra vita potrebbe diventarlo se si svuotasse di speranza nella vita eterna. Ogni giorno diverrebbe un diversivo per non pensare, per illudersi che tutto non finirà. La paura della morte incalzerebbe, inesorabilmente. Il gioco d'azzardo finisce solo quando la lancetta del tempo viene mossa su quella dell'eternità: ‘Ciò che non è eterno, è nulla’ (S. Agostino)!

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