Questa rubrica raccoglie alcune riflessioni sulla Parola di Dio festiva, preparate comunitariamente ogni settimana. Il sussidio vuole rispondere a una duplice esigenza, avvertita ormai da tutti: a) giungere all'ascolto della Parola di Dio della messa festiva avendola già meditata in modo serio e approfondito; b) adeguare sempre meglio l'omelia o la catechesi alla sensibilità e alle situazioni concrete dei fedeli. Il cammino compiuto da ormai quarant’anni ha dimostrato che tale metodo anche se non è l'unico o l'ottimo migliora la qualità e i contenuti dell'omelia. Così esso diventa un prezioso servizio che i laici offrono al sacerdote e il sacerdote offre alla comunità dei fedeli. Dopo questa esperienza in gruppo, si è sentita l'esigenza di offrire anche una "traccia" scritta perché la riflessione continui durante la settimana in famiglia. Ora il testo è disponibile attraverso internet: il nuovo ‘caminetto’, ove la famiglia può riunirsi attorno al fuoco dello Spirito Santo. Accogliamo l’invito della Chiesa preparando un cuore ben disposto all'ascolto vivo e vissuto della Parola di Dio.
Diciannovesima Domenica fra l'anno
Il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo
Letture: I Re 19, 4‑8; Efesini 4, 30 ‑ 5, 2; Giovanni 6, 41‑51.
1 ‑ Pane dal cielo ‑ Il grande profeta Elia, perseguitato a morte dal re Acab e dai sacerdoti di Baal, fugge nel deserto. Non trova più scampo e decide in cuor suo di farla finita: lasciarsi morire sotto un ginepro: ‘Ora basta, Signore! Prendi la mia vita, perché io non sono migliore dei miei padri’. Ma un angelo dal cielo lo scuote e gli offre una focaccia con un orcio di acqua. Tornano le forze, si rinfranca lo spirito. Elia cammina per quaranta giorni fino al monte delle rivelazioni di Dio, l’Oreb o Sinai, e lassù riconferma davanti a Dio la sua fedeltà di profeta.
Diciottesima Domenica fra l'anno
Io sono il pane della vita
Letture: Esodo 16, 2-4. l2-15; Efesini 4, 17. 20‑24; Giovanni 6, 24‑35.
1 ‑ La manna e le quaglie ‑ Il popolo d'Israele sta compiendo un lungo viaggio di purificazione dall'Egitto, terra d'esilio e di infedeltà, alla terra promessa della Palestina. Un viaggio che poteva durare al massimo qualche settimana; invece la prova del deserto del Sinai dura quaranta lunghissimi anni a causa dell’infedeltà del popolo alla legge dell’alleanza: giorno per giorno, minuto per minuto, il popolo deve imparare ad affidarsi totalmente a Dio. E Dio risponde con un’azione miracolosa continuata verso il suo popolo, nonostante il ripetersi delle infedeltà e mormorazioni, mantenendolo in vita nel deserto, dove sarebbe impossibile sopravvivere con i mezzi umani ordinari. Il Signore un giorno assicura tutti per bocca di Mosè: ‘Al tramonto mangerete carne e alla mattina vi sazierete di pane; saprete che io sono il Signore vostro Dio’. La fede fa piovere pane dal cielo oggi e sempre.
Diciassettesima Domenica fra l'anno
Raccolsero dodici canestri con i pezzi avanzati dei cinque pani
Letture: II Re 4, 42‑44; Efesini 4, 1‑6; Giovanni 6, 1‑15.
1 - I pani d'orzo ‑ Il profeta Eliseo compie il miracolo, che un giorno Gesù ripeterà amplificandolo: moltiplica venti pani d'orzo per cento persone. Si trattava di pani, che venivano offerti ‘come primizie’ all'uomo di Dio e, in quanto tali, potevano benissimo essere donati alla gente affamata: ‘Dalli da mangiare alla gente – dice il profeta - poiché così dice il Signore: Ne mangeranno e anche ne avanzeranno’. La storia è colma di questi gesti divini: Dio provvede a tutti in sovrabbondanza, utilizzando per lo più la generosità dei buoni. Ma un prodigio quotidiano di dimensioni planetarie avviene sotto i nostri occhi, senza che ce ne avvediamo: il chicco diventa spiga, la spiga diventa pane che sfama miliardi di uomini...
Sedicesima Domenica fra l'anno
Erano come pecore senza pastore
Letture: Geremia 23, 1‑6; Efesini 2, 13‑18; Marco 6, 30‑34.
1 ‑ Geremia ‑ Il profeta-martire denuncia a tutto il mondo la causa della rovina del suo popolo: ‘Guai ai pastori che fanno perire e disperdono il gregge del mio pascolo. Radunerò io, il Signore, il resto delle mie pecore da tutte le regioni dove le ho lasciate scacciare e le farò tornare ai loro pascoli. Costituirò sopra di esse pastori che le faranno pascolare’. Perché i cattivi pastori fanno perire e disperdono le pecore? Molto semplice: non vogliono avere responsabilità alcuna sugli altri e pensano ai propri interessi. Questo fatto è successo e succede purtroppo anche oggi nella società civile e nella Chiesa. Ma Dio promette di mandare ‘un germoglio giusto’, un re‑pastore che eserciterà il diritto e la giustizia su tutta la terra. Chiara allusione a Cristo, unico buon Pastore, che guiderà i popoli alla salvezza della vita eterna. Anche oggi l’ammonimento divino è quanto mai attuale e riguarda indistintamente tutti e ciascuno.
Quindicesima Domenica fra l'anno
Li mandò a due a due e diede loro potere sugli spiriti immondi
Letture: Amos 7, 12‑15; Efesini 1, 3‑14; Marco 6, 7-13.
1 ‑ Un certo Amos ‑ La storia di Israele si può sintetizzare così: Dio che salva il suo popolo. Egli ama servirsi di uomini assolutamente normali, chiamati da Lui al ministero di profeti, sacerdoti, re o semplici fedeli. Uno dei tanti è appunto il profeta Amos, di professione guardiano di buoi, che si presenta così: ‘Non ero profeta, né figlio di profeta; ero un pastore e raccoglitore di sicomori (fichi selvatici); il Signore mi prese mentre conducevo il bestiame e mi disse: Va’, profetizza al popolo di Israele’. Come dire: chi fa tutto è sempre il Signore. Nelle mani di Dio la debolezza diventa forza, l’ignoranza sapienza. Lo spiega anche molto bene Paolo: ‘ciò che è stoltezza di Dio è più sapiente degli uomini, e ciò che è debolezza di Dio è più forte degli uomini’ (Lettera Corinzi). Il profeta è ben conscio che deve solo essere uno strumento docile nelle mani di Dio.
Quattordicesima Domenica fra l'anno
Un profeta non è disprezzato che nella sua patria
Letture. Ezechiele 2, 2‑5; 2 Corinzi 12, 7‑10; Marco 6, 1‑6.
1 ‑ Una genìa di ribelli ‑ Il profeta Ezechiele è inviato al popolo di Israele, che sta pagando duramente la sua infedeltà alla legge di Dio con l'esilio di Babilonia, perché si ravveda finalmente e torni alla fedeltà verso il suo Signore. Anche Dio sembra scettico sulla possibilità di farsi ascoltare e ubbidire dal suo popolo: ‘Ascoltino o non ascoltino ‑ perché sono una genìa di ribelli ‑ sapranno almeno che un profeta si trova in mezzo a loro’. Per questo il profeta Ezechiele è deportato: per essere in mezzo a loro come testimone di misericordia, di conversione, di salvezza rinnovata. Anche oggi la Chiesa è ‘deportata’ in mezzo all’umanità per rendere possibile a tutti lasalvezza.
Tredicesima Domenica fra l'anno
Non temere, continua solo ad aver fede!
Letture: Sapienza 1, 13-15. 2, 23-24; 2 Corinzi 8, 13-15; Marco 5, 21-43.
1 - Vita e morte – Inizia una riflessione profonda su questo tema fondamentale per ogni uomo di ogni tempo. Essa è guidata dall’ultimo libro sapienziale del Vecchio Testamento: la Sapienza. Essa loda subito il Dio della vita: ‘Egli ha creato tutto per l’esistenza, le creature del mondo sono sane, in esse non c’è veleno di morte’. Ogni essere, in quanto tale, è un bene di Dio; il male non può che essere frutto delle volontà umane, quindi è privazione del bene. L’uomo è stato creato per l’immortalità, ad immagine dell’immortale giustizia di Dio. Perché allora la morte? Risponde la Sapienza: ‘La morte è entrata nel mondo per invidia del diavolo e ne fanno esperienza coloro che gli appartengono’. La morte è il frutto finale di una scelta sbagliata dell’uomo e dell’angelo.
Dodicesima Domenica fra l'anno
Chi è costui, al quale anche il vento e il mare obbediscono?
Letture: Giobbe 38, 1.8-11; 2 Corinzi 5, 14‑17; Marco 4, 35‑41.
1 ‑ Il mare ‑ Esso è una stupenda creatura di Dio, segno di potenza vivificante, di sconfinata grandezza, di abissale profondità. Proprio come è Dio! Contemplando questa meraviglia della creazione, il nostro sguardo si affaccia sull'infinito di Dio, sull’inesorabile trascorrere e rifluire del tempo, sul fiume delle miserie umane che vengono medicate e restituite a vita nuova, sul pianto e sulle tragedie dell'uomo... La lettura di Giobbe sembra alludere a tutto ciò, quando ricorda che Dio ha fissato un preciso limite al mare della creazione e del male: ‘Fin qui giungerai e non oltre, e qui si infrangerà l'orgoglio delle tue onde’. Questo mare del mondo è simbolo di tutto il male, che cerca di travolgere il bene; ma esso si infrange contro la sapiente e misericordiosa Provvidenza divina, che si serve anche del male per realizzare un bene maggiore.
Undicesima Domenica fra l'anno
Il Regno di Dio è il più piccolo dei semi, ma diventa l’albero più grande
Letture: Ezechiele 17, 22-24; 2 Corinzi 5, 6-10; Marco 4, 26-34.
1 ‑ Due parabole ‑ Un uomo getta il seme nel solco, la madre terra produce il miracolo; pochi giorni dopo, ecco lo stelo e poi la spiga... Il granellino di senapa è il più piccolo di tutti i semi, ma diventa tanto grande che gli uccelli possono ripararsi alla sua ombra... Due mini‑parabole per cogliere due caratteristiche del Regno di Dio nel suo sorgere e nel suo perfezionarsi: Sembra che l’uomo faccia tutto; in realtà è Dio che produce il seme e lo fa fruttificare, anche senza intervento umano o contro ogni avversità. Questo nel campo della natura. Invece nel campo della grazia il scme di Dio è lo Spirito dell'amore: non più che una cellula di vita divina nel cuore di ogni uomo, che nel tempo diventa un unico grande albero, cioè la Chiesa, la famiglia universale.
Solennità del Corpo e Sangue di Cristo
Prendete, questo è il mio corpo e il mio sangue!
Letture: Esodo 24, 3-8; Ebrei 9, 11-15; Marco 14, 12-16; 22-26.
1 - Sacrificio di ringraziamento - L’Eucarestia è il sacramento della riconoscenza illimitata dell’uomo al suo Signore, soprattutto per l’opera della salvezza: ‘Cristo, venuto come sommo sacerdote dei beni futuri, attraverso un Tenda più grande e più perfetta, non costruita da mani di uomo, non con sangue di capri e di vitelli, ma con il proprio sangue entrò una volta per sempre nel santuario, procurandoci una redenzione eterna’ (Lettera agli Ebrei). L’Eucaristia è la somma di tutti i beni messianici, presenti e futuri, di cui ringraziamo perennemente Dio.

