Decima Domenica fra l'anno

Posted by Padre Eugenio Cavallari on 5 June 2013


verde Ragazzo, dico a te: Alzati! Il morto si mise seduto e incominciò a parlare

Letture:I Re 17, 17-24; Galati 1, 11-19; Luca 7, 11-17.

1 – Un incidente irreparabile – La morte assume sempre questo connotato di fondo perché spezza comunque una vita, soprattutto quando questa si affaccia nel suo primo fiore, come nel caso del figlioletto della vedova di Sarepta o del giovane figlio della vedova di Naim. Viene spontaneo a tutti esclamare di fronte alla ineluttabilità della morte le stesse parole della vedova di Sarepta: ‘Che c’è fra te e me, o morte’? In effetti non ci può essere nulla in comune fra la vita e la morte: una è la negazione dell’altra. Quindi soltanto in una prospettiva cristiana di fede assoluta e incrollabile nel valore indefettibile della vita umana, nella risurrezione finale del corpo e nella vita eterna in Dio, la morte può divenire accettabile e desiderabile. Perciò anche noi esclamiamo fin d’ora e ogni giorno con il profeta Elia: ‘Signore, mio Dio, la vita torni nel mio corpo’!

2 – La morte cristiana è un’altra cosa – Purtroppo siamo ancora fermi alla concezione materialistica e pagana della morte, come termine invalicabile della vita terrena, anziché approdare alla concezione cristiana della morte come offerta totale della vita in unione a quella di Gesù sulla croce e come inizio della vita eterna. Paolo riassume il tutto con un grandioso pensiero nella lettera ai Romani: ‘Fratelli, nessuno di noi vive per se stesso e nessuno muore per se stesso, perché se noi viviamo, viviamo per il Signore; se noi moriamo, moriamo per il Signore. Sia che viviamo, sia che moriamo siamo dunque del Signore (14, 7-9). Non siamo abituati ad offrire la morte... eppure fin d’ora siamo invitati a offrirla come gesto di gratitudine, di adesione alla volontà di Dio, di dono totale di sé.

3 – La morte non si improvvisa – Noi crediamo di esorcizzare la paura della morte ignorandola. Invece è proprio il pensiero cristiano di ‘sorella morte’ che ci dona tanta serenità, senso di responsabilità e fervore di opere. Sapendo che la mia vita avrà un termine, non posso permettermi il lusso di sbagliare o di perdere tempo in cose inutili. Ce la devo mettere proprio tutta per essere pronto al momento supremo dell’incontro definitivo con Dio. Ricordo che cosa diceva a noi, giovani liceali, il nostro professore: ‘Ragazzi, quando penso alla morte mi entusiasmo e mi carico di energia’. Che grande grazia interiore ci ha fatto il Signore non rivelandoci il momento della morte, ma esortandoci a lavorare con la massima lena!

4 – Un pensiero di Agostino – Nella Lettera 187, che è un trattato sulla presenza di Dio, egli si chiede: Che cosa succederà negli istanti che precedono la nostra morte? Domanda che spesso ci rivolgiamo anche noi, senza riuscire a risolvere il mistero. Ecco che cosa ci rivela Agostino: ‘Chi si attiene costantemente alla regola della fede, comune tanto alle persone elevate quanto a quelle modeste, e non propone le proprie idee puramente personali come verità di fede, ma traspira abbondante sudore nello sforzo di avanzare sulla via della perfezione, implorando da Dio, mediante la pietà ispirata dalla fede, la perspicuità dell’intelligenza, il suo divino Ospite (lo Spirito Santo) colmerà tutte le lacune della vita spirituale e dell’intelligenza nell’ultimo giorno di vita per renderlo degno della visione beata nell’eternità’. La morte coinciderà con l’ultima Pentecoste e con la Cresima più grande della vita!

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