Quarta Domenica di Pasqua

Posted by Padre Eugenio Cavallari on 9 April 2013

gialloLe mie pecore ascoltano la mia voce, io le conosco ed esse mi seguono. Io do loro la vita eterna

Letture: Atti 13,14.43-52; Apocalisse 7,9.14-17; Giovanni 10,27-30.

1 - Il buon Pastore - Gesù è colui che ha la missione di‘pascere’ tutti gli uomini, cioè di salvarli dal male: li nutre a forza di verità e di amore, li raduna in una sola famiglia e li guida alla vita eterna. Chi sono le pecore di Gesù? Dice Agostino: ‘Le sue pecore sono quelli che credono, che seguono il loro pastore, che non disprezzano il loro redentore, che entrano per la porta e ne escono trovando il pascolo della verità e partecipano alla vita eterna’. In questo assomigliano già a Lui, l’agnello immolato per salvare il mondo: ‘Ecco l’Agnello di Dio, che toglie portando su di sé il peccato del mondo’ (S. Giovanni Battista).

2 - I suoi pastori - In questo compito di salvare le anime, Cristo risorto si fa visibilmente presente anche attraverso gli uomini, che ha costituito pastori-con-lui: il papa, i vescovi, i sacerdoti. Ma anche ogni cristiano deve sentirsi in qualche modo pastore degli altri, cioè responsabile della loro vita e salvezza. Nella misura in cui ciascuno è buon pastore di se stesso, è capace di guidare anche gli altri. Non si tratta di comandare, ma di servire; e neppure di saper parlare, ma di dare buon esempio. Oggi la Chiesa invita esplicitamente e individualmente tutti i laici - cioè i non sacerdoti o consacrati - a collaborare attivamente con i propri pastori in tutti i campi dell’apostolato e secondo la propria funzione: la catechesi, la scuola, le famiglie, il mondo del lavoro, la politica, l’assistenza ai poveri e agli ammalati, le missioni...

3 - La vocazione - Chi accoglie veramente Cristo e accetta il suo modello di vita avverte l'esigenza di dire il suo ‘sì’ incondizionato all’invito del Signore di seguirlo nella stessa missione. Questa vocazione o chiamata è già implicita nel dono della vita e si esplicita con il battesimo: essa consiste nel servire con lo stesso amore totale di Cristo gli altri. Non ha certo la stoffa del chiamato chi fa professione di egoismo e di individualismo. Oggi sono ancora troppi i posti vuoti, che rallentano e paralizzano l’azione della Chiesa nel mondo. L’educazione cristiana, che inizia in famiglia, deve sensibilizzare i ragazzi e i giovani su questo punto fondamentale fin dai primi anni di vita. Agostino al riguardo ha inventato una formula felice: ‘Tutti pecore nell’unica Pecora, per diventare tutti pastori nell’unico Pastore’.

4 - Provvedere a1 futuro - Le vocazioni allo stato sacerdotale e di speciale consacrazione possono nascere solo in una famiglia e in una comunità cristiana, che vivono profondamente la fede in Gesù e nella vita cristiana. Ogni vocazione è il frutto di un lungo cammino di fede. La mentalità corrente purtroppo insidia una scelta di questo tipo nei giovani, che sono naturalmente generosi. Ora è assurdo pensare che essi scelgano questa strada solo per ‘rinunziare’ alla vita terrena, come è assurdo impostare la propria vita solo su valori personali e terreni. Infatti si può solo rinunziare a qualcosa di importante per ottenere il tutto! Diceva Giovanni Paolo II: ‘Non deve esistere nessun timore nel proporre direttamente ad una persona giovane o meno giovane le chiamate del Signore. È un atto di stima e di fiducia. Può essere un momento di luce e di grazia’. Il futuro del mondo e della Chiesa è legato indissolubilmente alla risposta generosa che subito - senza differire oltre - sapremo dare all'invito del Signore: ‘Eccomi, Signore, chiama me’! 

5 – Due pensieri convergenti - S. Giovanni Bosco soleva dire che il Signore dona la vocazione al sacerdozio e alla vita consacrata all’ottanta per cento dei ragazzi, mentre il gesuita e teologo francese del secolo scorso, il Card. Billot, ha scritto che l’ottanta per cento degli uomini vive… senza l’uso di ragione. La situazione attuale del mondo dà ragione o torto a questi due pensieri estremi?

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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